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COME DENTRO… COSÌ FUORI

09/11/2017

Ripetuti e spiacevoli episodi di scasso, furto, vandalismo avvenuti nella struttura comunale in cui ha sede la nostra associazione, mi hanno portata a riflettere su un comportamento abbastanza comune che adottiamo di fronte a fatti spiacevoli che tendono a divenire “quotidiani”. “Ormai è così e bisogna farci l’abitudine” è un modo di dire che ultimamente sento usare spesso e che ogni volta mi fa sorgere dentro un forte senso di irritazione. Ascoltando meglio questo “spazio irritato” dentro di me, ecco che emerge una consapevolezza: “attenzione, tutto ciò a cui ci abituiamo diventa normale e quello che per noi diventa normale rende e mantiene la nostra vita così com’è”. Recentemente, in seguito appunto ai numerosi fatti sopra citati, ogni volta che andavo in sede associativa “davo per scontata qualche spiacevole sorpresa”. Questo pensiero accompagnato da una sottile rassegnazione, da un lato spegneva il mio stato d’animo ma dall’altro mi “preparava” interiormente al disagio che avrei provato di fronte all’ennesima invasione dei ladri. Giorno dopo giorno è diventato un atteggiamento abituale e pensavo: ”la situazione ormai è questa, nessuno può farci niente e tanto vale adattarsi”. La tendenza all’adattamento è sicuramente una grande risorsa dell’essere umano, una capacità che ci permette di far fronte agli imprevisti e ci consente di sopravvivere ai cambiamenti senza soffrirne troppo. Probabilmente senza questa abilità ci saremmo già estinti. Ma si può veramente definire “sano adattamento” il fatto di abituarsi alle circostanze avverse? O troppo spesso, per senso di impotenza, scivoliamo in uno stato di rassegnazione che via via ci porta ad “assuefarci” al degrado e ci impedisce di vedere nuove possibilità per trasformare la situazione? Le abitudini quotidiane ci fanno risparmiare tempo ma di fatto ci “addormentano”. Abituarsi significa incanalarsi in un solco tracciato e vivere le cose in modo ripetitivo … automatico. La nostra creatività si spegne, perdiamo la percezione del contrasto interiore dato da eventuali dissonanze e non ci interessa più cosa stiamo provando. Accorgermi quindi che mi stavo abituando a quei fatti spiacevoli e che mi stavo adeguando ad una situazione che “ormai era così per tutti”, ha acceso in me un campanello d’allarme, mi ha stimolata a pormi delle domande sul senso che questi fatti avevano per me e mi ha permesso di fare scelte più funzionali per la mia vita... con notevoli benefici. Qualunque sia la situazione in cui ci troviamo io ritengo straordinario il momento in cui riusciamo a chiederci se ciò che stiamo vivendo ci fa sentire realmente bene o no. Risponderci onestamente e smettere di “anestetizzarci” è il primo passo del risveglio, è il momento in cui offriamo a noi stessi la possibilità di uscire da una vecchia visione/vivenza delle cose e guardare oltre, alla scoperta di esperienze o modalità più funzionali. E così, partendo dal coinvolgimento emotivo per le incursioni dei ladri in associazione, mi ritrovo a smascherare aspetti di forzatura, invasione e furto energetico che stavo vivendo a livello interiore. La realtà esterna, come un immenso specchio, ci mostra i riflessi tangibili della nostra realtà interiore. Questa informazione è sempre stata trasmessa all’essere umano fin dalla più remota antichità (vedi le antiche Tavole Smeraldine, i Calendari Maya, gli “Specchi Esseni”, lo Sciamanesimo, ma anche la Bibbia e altri testi sacri) ma solo pochi “risvegliati” in passato ne hanno colto il vero significato e hanno saputo vivere di conseguenza. Attualmente i concetti di realtà/specchio, risonanza, proiezioni e soggettività delle percezioni vengono esplorati da molti ricercatori; su questi temi si legge, si sente e se ne parla tantissimo, sono informazioni ormai alla portata di chiunque e questo significa che ora tutti noi siamo in grado di comprenderne il significato, di sperimentarlo consapevolmente e integrarlo come stato di coscienza. Considerando inoltre la criticità che la realtà esterna, personale, collettiva e addirittura mondiale, ci sta mostrando, dovremmo quantomeno avvertire l’urgenza di fermarci un attimo a riflettere su cosa, questo momento storico, sta provocando dentro di noi, su come lo stiamo percependo, quali corde emozionali ci fa vibrare, quali forme pensiero stiamo alimentando e in conseguenza cosa stiamo proiettando all’esterno. Ovunque ci giriamo vediamo purtroppo degrado ambientale, sociale, politico, religioso, scolastico, lavorativo, ecc … La nostra salute sembra sempre più a rischio, ci sentiamo vittime di un sistema che non funziona, indeboliti dagli abusi di potere, messi in ginocchio dalla follia bellica, raggirati da truffe legalizzate, confusi da migrazioni di massa che non riusciamo a gestire , avvelenati da industrie chimiche e nucleari … e via dicendo. Naturalmente sia dentro di noi che nella realtà che ci circonda ci sono anche un’infinità di cose belle e sane ma diventa sempre più difficile accorgersene. Tutto quello che accade fuori ci sta privando con violenza della facoltà di riconoscere il bello, il buono e il vero. Ma cosa ci ha portati a tutto questo? Cosa sta succedendo all’umanità? Siamo davvero vittime dei potenti? È davvero colpa dell’incoscienza degli altri?... e i “cattivi” sono veramente la fuori? Se partiamo dal concetto di realtà/specchio dobbiamo renderci conto che questa condizione di degrado umano ci mostra in modo sfacciato quello che ognuno di noi ha fatto e continua a fare a se stesso ogni giorno. Mi rendo conto che questa è un’affermazione molto forte ma se vogliamo comprendere cosa significa realtà/specchio dobbiamo cominciare a guardare “l’esterno” come un immenso schermo sul quale prendono forma e si potenziano immagini proiettate dal nostro sistema psichico-energetico. Il proiettore quindi è dentro di noi e ciò che percepiamo del mondo esterno ha strettamente a che fare con i nostri vissuti interiori. Prendiamo in considerazione alcune realtà: l’autoritarismo COME DENTRO… COSÌ FUORI novembre 2016_PERVIVER.QXD 02/12/2016 10.14 Pagina 4 5 politico o religioso che impedisce ogni forma di libertà; Imprenditori che a causa di estorsioni legalizzate perdono tutto; axe Percue PPe montagne di immondizia accatastata che non sappiamo più come smaltire; mendicanti ad ogni angolo che chiedono spiccioli; focolai di guerre in ogni parte del mondo; terremoti e disastri ambientali … situazioni di cui, in un modo o nell’altro, prendiamo atto quotidianamente e che ci lasciano dentro un profondo senso d’ impotenza. Utilizzando la visione della realtà/specchio possiamo però utilizzare il disagio interiore per porci delle domande: In che rapporto sono io con la mia Autorità interiore? Quanto sono realmente padrone di me stesso? e quanto invece sono ancora schiavo della mia emotività, dei giochi di potere, di falsi bisogni o di qualche forma di dipendenza? Quanta immondizia emotiva sto accumulando o buttando addosso ad altri? Quanto il mio viscerale bisogno di essere considerato, amato o ascoltato … mi fa “mendicare” ogni giorno un po’ di attenzione, di affetto, di aiuto o di riconoscimento? Quali risentimenti, rancori e conflitti sto mantenendo attivi dentro di me? Quali corazze, strutture mentali o muri interiori mi stanno isolando dalla mia vera natura? Sto vivendo la mia vita investendo nel mio sogno oppure mi sento sopraffatto da cose, istituzioni e persone che ho reso più importanti dei miei sogni? Scollegati dalla nostra Essenza non riusciamo a riconoscere l’Autorità Interiore ne ad intravvedere il Progetto che siamo venuti a realizzare, di conseguenza viviamo in un costante stato di pro–stituzione (pro - istituzioni) servendo ogni giorno i giochi di potere di un sistema precostituito. Attraverso le nostre paure, mancanze, debolezze e necessità non appagate, diventiamo inconsapevolmente ladri, scassinatori, despoti, tiranni, vampiri … rubiamo e succhiamo “energia” ovunque ne troviamo, auto-commiserandoci, manipolando, controllando, seducendo o aggredendo chi ci sta attorno. Vista l’intensità con cui il mondo esterno ci mostra drammi, conflitti, guerre, miseria, fuga, distruzione, è chiaro che l’umanità intera è alle prese con una “crisi interiore” piuttosto significativa. Ce ne siamo accorti? Stiamo prendendo coscienza che tutto ciò che accade riguarda intimamente ognuno di noi? Solo a partire da una vera presa di coscienza di sè, ognuno può realmente occuparsi delle proprie guerre interiori, togliere le macerie causate dai propri terremoti e crolli interiori, ripulire l’immondizia che sporca e intasa il proprio spazio interiore, accogliere quegli aspetti esclusi, rinnegati e rifiutati di sé, riconoscere il valore di potenziali che abbiamo disprezzato, smettere di dare importanza alle vecchie impalcature mentali e aprirsi intimamente alla verità etica del proprio Essere. Vogliamo quindi svegliarci e riconoscere questa nostra profonda esigenza? Oppure continuiamo ad avanzare come sonnambuli, vivendo di automatismi e abitudini, cercando di sopravvivere ad ogni cosa che accade, incolpando il mondo dei nostri disagi e aspettando che siano gli altri a risolvere le cose? La mal-attia (= attitudine al male) più grave e pericolosa di cui soffriamo è la nostra ignoranza... ignoriamo chi siamo, ignoriamo da dove veniamo, ignoriamo dove stiamo andando, ignoriamo come funzionano le Leggi della Vita, ignoriamo i nostri potenziali, ignoriamo i messaggi che ogni giorno ci arrivano, ignoriamo le esigenze del nostro corpo, ignoriamo i disagi interiori che ci avvertono dei nostri disequilibri, ignoriamo le possibilità di risveglio che ci vengono offerte, ignoriamo la responsabilità che abbiamo nei confronti di noi stessi. Ignorando tutto questo ci ritroviamo deboli, confusi, egocentrici, sofferenti; ci isoliamo in un insensibile individualismo oppure ci identifichiamo nei problemi altrui perché non sappiamo come affrontare i nostri. Cercare solamente di “sopravvivere” ad un mondo che non funziona ci preclude ogni via per il vero benessere e una miglior qualità di vita. Svegliarci significa esserci e partecipare. Essere più presenti a noi stessi, connetterci alla nostra Vera Essenza e lasciarci guidare dalla “bussola interiore” è una scelta coraggiosa che comporta uno stravolgimento di prospettiva e richiede la volontà di mantenere l’attenzione dentro di noi mentre i sensi percepiscono ciò che sta fuori. Anche disagi fisici, disturbi, dolori, processi degenerativi e fasi di riparazione vissuti dal nostro corpo ci mostrano gli effetti più o meno gravi della nostra ignoranza . Ci informano che abbiamo ignorato o stiamo ignorando il Flusso Vitale. La degenerazione ci mostra chiaramente che dove manca energia vitale le nostre cellule muoiono. Non si tratta quindi di fare qualcosa per guarire bensì di “tornare ad essere presenti per riconnettersi”. Questo diventa possibile iniziando a liberarci di tutti i punti di vista che ci impediscono di essere davvero noi stessi. Perché allora non cogliere le provocazioni di questo straordinario momento “evolutivo” per cominciare davvero a guardarci dentro e liberarci interiormente di tutte le cose vecchie che non funzionano più? Anziché sopportare e rassegnarci possiamo “utilizzare” tutti gli stimoli che ci arrivano dall’esterno. Come? Osservando la nostra suscettibilità per comprendere quali aspetti del nostro carattere vengono messi in evidenza. Smettendo di giudicare a priori quello che sta accadendo nel mondo e iniziando invece ad ascoltare, riconoscere e prenderci cura delle emozioni, dei sentimenti e degli stati d’animo che proviamo dentro di noi nel momento in cui siamo coinvolti o toccati dalle situazioni esterne. Smettendo di guardare in modo critico cosa fanno o non fanno gli altri e portando l’attenzione sul nostro modo di vivere, chiederci sinceramente cosa ci spinge a fare o non fare quella determinata cosa. Smettendo di pre-occuparci sterilmente per tutto ciò che accade nel mondo e iniziando invece ad occuparci seriamente e intelligentemente di ciò che non va nel nostro mondo interiore. E’ proprio li, dentro di noi, che sta avvenendo il cambiamento epocale, è dentro di noi che il “vecchio modello di realtà” si sta sgretolando costringendoci a fare spazio ad un nuovo modo di vivere che inizia a manifestarsi in noi stessi, nel nostro corpo, nelle nostre relazioni e solo poi sarà visibile anche nella famiglia, nella comunità, nella società in cui viviamo … e sull’intero pianeta. Quando siamo presenti a noi stessi possiamo farcela!

 

 

Marilena Dallago (accordatrice olistica e libera ricercatrice)

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